15 novembre 2010, lunedì

Sveglia ore 7:00, colazione alle 7:30.

Mentre aspettiamo che Padre Luciano ci raggiunga al bar del kurasini facciamo un po’ di riepilogo delle giornate trascorse, degli incontri fatti e delle cosa da non perdere di vista una volta rientrati.

Alle 9:00 ci raggiunge P. Luciano, con il quale prima di farci accompagnare in banca vogliamo approfondire alcuni aspetti della nostra collaborazione con la Diocesi di Iringa (della quale P. Luciano è di fatto procuratore a Dar) e della nostra necessità di uno scambio di informazioni più stretto e frequente, e anche delle opportunità formative per alcuni degli operai che collaborano a Maguta.

La discussione su questi temi coinvolge Padre Luciano e noi più di quanto pensassimo e alla fine il tempo passa.

Dato che non è strettamente necessaria la presenza di Gianfranco per le pratiche in banca ma è sufficiente che ci siano Mario e Luciano, io e Carlo decidiamo di cogliere l’occasione di per fare un salto in città assieme a loro.

La mattina del Lunedì a Dar è caotica (come sempre) e piena di traffico e di vita, dopo le solite code dovute agli irrisolti “colli di bottiglia” che costringono il traffico portato dalle nuove arterie stradali realizzate prevalentemente da ditte cinesi ad imbottigliarsi nella stretta rete viaria del centro di Dar passando (per chi arriva dalla zona del porto commerciale e dal kurasini) per un passaggio a livello in corrispondenza dei depositi della BP; arriviamo in centro passando dalla centralissima rotonda con il monumento agli askari, ossia il monumento commemorativo dei soldati africani morti durante la prima guerra mondiale. Parcheggiamo in una stradina laterale e scopriamo che assieme ad i numerosi addetti ai parcheggi a Dar, come a Bologna, esistono gli ausiliari che fanno le multe alle auto in sosta vietata, anche se qui, nonostante la “manodopera” non manchi, domare il caos dei veicoli “accatastati” ovunque è impresa assai più ardua che da noi.

Attraversiamo un isolato del distretto commerciale di Dar passando al piano terra di una torre in cristallo sede di compagnie e banche per spuntare di fronte all’edificio delle poste. Non posso fare a meno che a questa latitudine e con questo clima di fronte alla cieca ed “ignorante” arroganza urbanistica di questi edifici in perfetto (ed anche piuttosto banale, non fosse per la mole) “international style”, paiono molto più intelligenti gli ormai invecchiati edifici governativi costruiti negli anni ’70 durante il periodo socialista (dopo l’indipendenza la Tanzania faceva parte del gruppo dei “non allineati” ed era commercialmente più vicina, allora come ora, alla Cina che non alla Russia) di Julius Nierere mutuando i modelli architettonici che Le Corbusier aveva ideato per Chandigarh, ed importandone forse una interpretazione dei regimi comunisti di allora, ma che paiono comunque poter meglio rispondere alle caratteristiche climatiche di Dar, anche se sono ormai rovinati dalla incuria (nell’illusione che il cemento armato fosse eterno) e dalle incrostazioni degli impianti di condizionamento che nonostante la carenza della rete di distribuzione elettrica continuano ad essere sempre più accessibili economicamente e quindi sempre più presenti. D’altra parte è piuttosto difficile argomentare su questioni di risparmio energetico ed inquinamento con chi avendo appena raggiunto la soglia del benessere in una città dal clima quasi sempre afoso adesso può finalmente permettersi un condizionatore.

Resta comunque desolatamente evidente la mancanza di una pur minima pianificazione urbana ancor prima che ambientale, nonostante la lungimiranza di Nierere per le questioni ambientali.

Anzi purtroppo sembra che oggi nonostante la Tanzania sia una delle nazioni con la maggior superficie del proprio territorio protetta da parchi e riserve naturali, questo grande patrimonio sia vittima di sfruttamento e disboscamento selvaggio ed illecito tacitamente avvallato dalla mancanza di efficaci controlli.

Facendo queste considerazioni anche gli ultimi scampoli di tempo da passare a Dar Es Salaam passano ed è ora di rientrare per preparare i bagagli e dopo un breve riposo farci accompagnare all’aeroporto prima delle 16, orario in cui il traffico comunica a farsi caotico per cui raggiungere l’aeroporto potrebbe diventare complicato.

Alle 3 e 40 siamo già sulla strada per il Julius Nierere International Airport di Dar dove arriviamo in pochi minuti ed ovviamente in largo anticipo sulla partenza del nostro volo per Nairobi.

Salutiamo i nostri amici e anche Mario che resterà un paio di giorni a Dar per aspettare Marco, Annamaria e Giuseppe e assieme a loro ritornare a Maguta dove resteranno per proseguire i lavori dela condotta fino al 20 di dicembre.

Passiamo l’ormai abituale security check all’ingresso e ci dirigiamo al desk della Precision Air dove, dato il nostro anticipo, ci comunicano che faranno del loro meglio per metterci sul volo della Kenia che parte per Nairobi alle 5. Credo che sia preferibile partire subito da Dar e dover attendere un poco più di tempo a Nairobi prima di prendere il volo della BA per Londra, piuttosto che restare qui in attesa del volo delle 19:30 che se poi parte in ritardo ci costringerebbe a correre nel caotico aeroporto Jomo Keniatta di Nairobi, anche perchè a Nairobi dovremo fare il check-in per la BA.

Quindi saliamo sul volo della Kenia che in un’ora ci porta a Nairobi senza nemmeno il tempo di fare gli ultimi acquisti nei negozietti dell’aeroporto di Dar. Pazienza mi rifarò a Londra.

L’aeroporto di Nairobi è caotico ed affollato come lo ricordavo e le ore che dobbiamo attendere per prendere il volo per Londra che partirà alle 23:30 passano bene solamente perchè riusciamo ad avere l’accesso alla sala di attesa riservata alla British Airways.

Il volo per Londra fila via liscio ed arriviamo alle cinque del mattino con nebbia fitta e zero gradi, superate le formalità doganali e recuperati i bagagli troviamo subito l’autista che ci accompagnerà da Heathrow a Gatwick in nemmeno 40 minuti di macchina. Qui trascorreremo le ultime ore di attesa prima del volo che ci porterà a Bologna.

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