14 novembre 2010, domenica

Sveglia alle 7 con i canti domenicali dei ragazzi del seminario. Colazione alle 7:30 assieme a Dido Erasto e Nahashon poi ci salutiamo e riprendiamo la strada in direzione di Dar Es Salaam. Come purtroppo abbiamo imparato viaggiando su questa strada capita sempre più spesso di vedere incidenti. Anche qui come in tutto il resto del mondo il traffico aumenta e considerando che questa è la più importante direttrice commerciale tra il porto di Dar Es Salaam (il più grande ed importante sull’oceano indiano dell’Africa sub sahariana) e che ha solo due corsie si può capire come in realtà il pericolo più grosso cui si va in contro in Tanzania sia costituito proprio dagli incidenti stradali. Qui circola di tutto dai variopinti pullman di linea che fanno a gara a chi arriva prima alla fermata successiva per riuscire a caricare per primo i passeggeri (anche se in realtà di gente che aspetta il bus io ne vedo in continuazione), ai camion più disparati caricati all’inverosimile oltre i limiti della fisica (figurarsi i freni) che dopo avere arrancato sulle salita si lanciano in discesa a volte spegnendo anche il motore per risparmiare gasolio, a scassatissimi furgoni carichi di tutto dalle persone agli animali con l’asse posteriore perennemente scassato e che arrancano di traverso sulla carreggiata a qualsiasi tipo di autoveicolo intento a fare improbabili slalom tra camion pullman buche e inutili dissuasori di velocità che normalmente vengono affrontati frenando “a pacco” proprio sul dosso stesso con il risultato di prendere delle botte che nemmeno il più robusto cei carri armati sarebbe in grado di assorbire impunemente. Per completare il quadro ci sono poi i motorini (piki piki) e le biciclette; i primi mi paiono più che raddoppiati rispetto all’anno scorso, ma sono sempre per il 99% di origine cinese assolutamente inadatti a queste strade piene di buche (se sono asfaltate), mente le seconde sono caricate in modo a volte fantasioso con qualsiasi tipo di carico, dalle gabbia di polli, alle fascine di legna ovviamente caricate per traverso con il risultato che la bicicletta spinta a piedi da dietro e “teleguidata” con due spaghi legati al manubrio ingombra più di un caterpillar ed invadendo la carreggiata viene sfiorata dai camion lanciati a velocità folli.

Per tutti questi motivi occorre attenzione e prudenza anche per chi non ne ha, d’altra parte ho l’impressione che le persone che guidano questi camion lo facciano nella più completa (per quanto incolpevole) ignoranza delle conseguenze di quello che stanno facendo.

Elia, il nostro autista, anche se ogni tanto si prende qualche libertà è comunque attento ed abbastanza prudente.

Arrivati all’abitato di Chalinze circa a metà strada tra Morogoro e Dar comincia a piovere e la pioggia non ci lascierà fino a Dar dove arriviamo in mezzo al caotico traffico della domenica mattina, quando ogni incrocio e ogni fermata di bus o “dala dala” diventa un improvvisato ed incasinatissimo mercato. Decidiamo di puntare direttamente al Sea Cliff dove al centro commerciale “the village” facciamo gli ultimi acquisti di caffè, spezie, the e noccioline da portare a casa. Poi ci fermiamo a pranzo al ristorante self service all’interno. Prima di rimetterci in macchina per andare al mercato del legno faccio un salto nella bella e abbastanza fornita libreria del centro commerciale dove trovo anche dei bei libri illustrati per bambini che deciso di prendere per Sofia. Intanto ha piovuto ancora e davanti all’ingresso del centro commerciale si è formato un lago dove l’acqua arriva quasi a lambire gli sportelli delle auto (diciamo che qui il fuoristrada è un poco più giustificato che a Bologna … ma questo è un altro discorso).

Dopo pranzo il traffico è un poco ridotto e arriviamo velocemente al mercato del legno dove vengo subito raggiunto dai soliti amici che ormai ci riconoscono al volo. Io e Carlo accompagnati da Elia che non ci perde di vista entriamo in uno dei negozietti dove il nostro amico ci propone i suoi articoli. Io ho un paio di commissioni precise da fare e quindi gli chiedo di procurarmi 6 buste con gli animaletti di legno 5 collanine sempre con gli animaletti di legno da bambini poi trovo anche una curiosa scatola ricavata da un blocco di pietra saponaria a forma di Africa il cui meccanismo di apertura è costituito da un perno intarsiato a forma di Tanzania, Carlo trova bracciali, cucchiai e sandali in cuoio. Ad ogni mia richiesta di prezzo il mio amico risponde di non preoccuparmi e che se prenderò tante cose lui mi farà “buono prezzo”. Alla fine tra me e Carlo abbiamo riempito un cestino pieno di oggetti che consegniamo per fare il conto un poco deluso dalla mancanza di trattativa. Ma siccome non tutto quello che cercavamo era disponibile nel suo negozio il nostro amico ha coinvolto un paio di colleghi che adesso fanno “kutano” (riunione) assieme a lui per preparare il conto. Dopo un fitto confabulare arriva un altro compare con carta e penna. Il kutano continua e dopo un po’ ecco il verdetto: 700.000 Tsh per tutto … ci penso un attimo e quando realizzo che mi sta chiedendo poco meno di 350 euri per un sacco di souvenir lo guardo negli occhi e gli dico grazie lasciandogli tutto in mano deciso a tornare in macchina … Ma ecco la contrattazione! No! Amico resta tu italiano! Dimmi quanto mi dai … da questo momento e per quasi un’oretta ingaggiamo una contrattazione fitta della quale io stesso mi stupisco ed alla fine ci portiamo via un po di roba in meno ma per una cifra proporzionalmente bassa. Alla fine sono provato (anche dalla permanenza dentro il negozietto coperto il lamiera e senza finestre) ma soddisfatto, anche se resto convinto che l’affare migliore non l’ho fatto io.

Per oggi abbiamo fatto tutto, rientriamo al kurasini dove ci sistemiamo nelle camere dopo avere constatato che acqua, aria e luce questa volta funzionano perfettamente (quasi).

Il tempo che resta prima di cena mi basta per una doccia e per risistemare le valigie cercando di farci stare tutte le cose che ho comperato e alla fine riesco a chiudere tutto e ad uscire per incontrare Mario Gianfranco e Carlo al bar dove ci raggiunge John prima di andare a cena.

Dopo cena scambiamo due chiacchiere con un ragazzo che sta conducendo un gruppo di Bolognesi che si occupa di ampliare un centro di assistenza per bambini orfani sempre nella zona di Iringa, scambiamo opinioni ed esperienze e ci salutiamo, noi prima di rientrare nelle camere facciamo un poco il punto in vista dell’incontro di domattina assieme a p. Dido discutendo sulla opportunità e modalità di dare ai ragazzi che lavorano a Maguta per noi una opportunità per entrare nel gruppo che si occuperà della manutenzione, mandandoli a studiare a spese nostre Inglese, elettrotecnica e italiano.

Anche questa sera la discussione ci ha infervorato e condotto lontano, ci salutiamo e rientriamo nelle nostre camere.

Domani colazione alle 7:30 poi alle 9:00 incontro con Padre Luciano e preparativi per il rientro.

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Un pensiero riguardo “14 novembre 2010, domenica

  1. E bravo il mio amico Architetto negoziatore…non sono in grado di dare un giudizio e non lo farò su queste pagine…ma mi sarebbe veramente piaciuto esserci, sarebbe stata senz’altro una fantastica esperienza…

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