13 novembre 2010, sabato

Sveglia alle 7, colazione alle 7:30 la mattina è limpida, le nuvole sono lontane, la giornata si preannuncia calda. Dopo avere caricato la macchina e saldato i conti scendiamo dalla città per imboccare la statale n°12 in direzione EST.

Ripercorriamo il solito percorso a ritroso attraversando l’abitato di Ilula prima di ridiscendere le rampe delle gole di Kitonga per poi ripercorrere la valle dei baobab fino al ponte di Mbuyuni sulla confluenza del Lukosi (il fiume sul quale stiamo realizzando il nostro progetto più importante qui in Tanzania) con il Great Ruaha che costeggeremo risalendo le montagne che ci porteranno all’abitato di Mikumi dove ci fermiamo a pranzo al Tan Swisse (dove altre volte abbiamo anche pernottato). Dopo pranzo ripartiamo alla volta di Morogoro dove arriviamo in un caldo e nuvoloso pomeriggio. Passiamo dal nostro amico indiano (che poi a ben vedere così indiano non è) per acquistare le sue cartoline e proseguire lungo la Old Morogoro road e girare per l’Allamano Seminary dei padri della Consolata dove ci aspetta Padre Dido che ci dà il benvenuto e ci sistema nelle camere che ormai sentiamo nostre.

Abbiamo il tempo di rinfrescarci dopo questo viaggio di 300 km che anche se non sono molti in assoluto, sempre piuttosto “fiaccanti” quando percorsi su queste strade, su un Toyota e in una giornata calda ed afosa. Ovviamente non ci possiamo lamentare di nulla, ci mancherebbe, senza dover andare troppo indietro nel tempo le condizioni erano assai peggiori e questo dimostra che comunque l’Africa si sta muovendo.

Alle 7 ci ritroviamo per andare a cena con i padri nel solito ristorante all’interno del campus della facoltà di agraria.

Come al solito la serata non solo è piacevole ma interessante per gli aperti scambi di opinione su argomenti da punti di vista molto differenti.

In particolare per me è stata interessante la chiacchierata con Nahashon che da principio si interessa alla mi attività professionale chiedendomi come questa è regolata in Italia rispetto agli enti pubblici, alle normative ed ai committenti poi dopo avere scoperto che ha studiato da geometra in Kenia si sposta sui temi dello sviluppo urbano e della pianificazione per finire nel descrivermi la desolante realtà della Tanzania dove oltre ai medici, come sapevamo, mancano drasticamente tutti gli altri tecnici, dagli ingegneri agli architetti ai geometri agli elettrotecnici e così via spiegando per esempio che in tanzania ci sono solo tre istituti tecnici per geometri e che il numero di tecnici preparato è irrisorio rispetto alle necessità del paese, sia a livello privato che a livello delle pubbliche amministrazioni, ovviamente i tecnici di livello universitario sono ancora più rasi. Un ulteriore aggravio di questa già desolante situazione è dato dalla qualità della preparazione tecnica sia superiore che universitaria che è molto bassa.

Questa mancanza di tecnici preparati si ripercuote ovviamente all’interno della pubblica amministrazione a tutti i livelli da quello nazionale, statale, regionale, distrettuale fino a quello amministrativo locale. Dove mancano le minime conoscenze sia tecniche che amministrative è evidente che l’amministrazione si nella migliore delle ipotesi inefficiente se non, come poi succede spesso, completamente vittima di corruzione e clientelismi.

Si dimostra molto interessato al nostro progetto di abitazioni per gli insegnanti del Campus Superiore di Iringa e mi chiede di poter vedere i disegni. Ovviamente lo farò appena rientrato in Italia via internet.

Lo scambio prosegue discorrendo delle difficoltà sia tecniche che amministrative (o addirittura politiche) che dovremo affrontare sulla strada del completamento del nostro progetto idroelettrico integrato fino al rientro in seminario dove ci salutiamo dandosi appuntamento per domani a colazione alle 7:30 prima che i padri prendano al loro strada per andare a celebrare la messa nei villaggi più lontani dai quali le persone non possono raggiungere le missioni dove ci sono i parroci.

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