10 novembre 2010, mercoledì

sveglia alle 7:00, a parte Mario mi pare che Gianfranco e Carlo siano ancora a letto mentre sento già il vociare allegro di Innocenzia e Tafrigia.

Mentre aspetto che anche gli altri mi raggiungano per la colazione inizio a leggere il documento che il vescovo ci ha fatto avere e che rappresenta la prima bozza di convenzione tra SCSF e la Diocesi di Iringa relativa al progetto idroelettrico che ancora veniva identificato come “progetto energetico polisettoriale – Pane Acqua Salute Lavoro” e che attualmente è indicato in Italia come Progetto Idroelettrico Integrato “Pane Acqua Salute Istruzione Lavoro” e in Tanzania come Hidroelectric Integreted Project Madege “Bread Water Health Education Work” o più brevemente H.I. Project Madege.

Facciamo colazione assieme verso le otto e subito dopo andiamo a salutare un gruppo di operai che sono arrivati in cantiere convocati da Mario per alcune attività di preparazione in vista dell’arrivo, il 18 novembre prossimo di Marco, Annamaria e Giuseppe che si fermeranno fino al 22 dicembre ai quali si unirà anche Stefano per un breve periodo necessario a risolvere questioni tecniche particolari legate alla realizzazione della condotta.

Dopo il saluto faccio un giro per i godown (i ricoveri o capannoni per le macchine) per fare una ripresa video delle nostre attrezzature poi rientriamo in casa per valutare assieme a Gianfranco e Carlo come rivedere la stesura del documento di convenzione da sottoporre al Vescovo.

Alla luce di tutte le informazioni raccolte da Londra ad Iringa passando da Dar e Morogoro e di quanto è stato detto nell’incontro di ieri con il Vescovo, la discussione ci occuperà in una vivace analisi di tutti gli articoli e ci impegnerà fino all’ora di pranzo.

Il dettagliato risultato di questa analisi sarà una nuova bozza di convenzione che dovremo sottoporre al consiglio direttivo di SCSF (anche se qui siamo già in 4 consiglieri) e poi inviare al Vescovo di Iringa per la valutazione delle sue osservazioni con preghiera di darci risposta entro una data prefissata.

Allo stesso modo una sorta di verbale dell’incontro di ieri sarà sottoposto al consiglio ed inviato per conoscenza a Monsignore, questo perché ci rendiamo conto della necessità di mantenere più vivo e stretto il rapporto tra SCSF e la Diocesi di Iringa anche dall’Italia.

Dopo mangiato abbiamo un’altra ora e mezza circa per proseguire l’analisi della bozza di convenzione e alle 14:30 Mario ci invita ad uscire per andare a visitare il dispensario di Madege gestito dalle Sorelle della congregazione delle Suore Teresine.

Questa visita segue la volontà di SCSF di riprendere il sostegno alle poche e povere strutture sanitarie presenti qui sui monti di Madege e che il Prof. Monari ha sempre sostenuto anche personalmente nei suoi anni di attività africana. Inoltre scaturisce da una sollecitazione di Emiliano che suggeriva l’idea di poter inviare dall’Italia personale medico e paramedico volontario in compresenza ai nostri viaggi di lavoro, suggerimento che ho poi girato a Carlo valutandone anche la doppia opportunità di fungere oltre che da supporto medico per i nostri viaggi di lavoro anche da aiuto alla attività del dispensario.

Ovviamente le questioni da risolvere oltre alla indubbia necessità, sono molte sia a livello di opportunità “politica” che di logistica.

Arrivati al dispensario veniamo accolti prima di tutto da un drappello di bambini vocianti che subito si scherniscono alle foto mie e di Carlo ma poi si fanno un sacco di risate rivedendosi dentro le immagini. Hanno una palla di pezza tenuta insieme da lacci di spago con la quale giocano a calcio coinvolgendo Carlo. Dopo poco arrivano le suore: sono tre, due più anziane che si occupano dell’asilo dei bambini e della scuola di cucito per le donne e la più giovane Sr. Violet che segue il dispensario alla quale chiediamo di poterlo vedere.

Suor Violet ci invita ad entrare e ci spiega che è lei da sola a condurre questa struttura medica di base a mezza via tra il poliambulatorio ed il dispensario. Solo saltuariamente è aiutata da altre due infermiere (?) nei momenti di maggior carico. Da ormai un anno non passa di qui alcun medico (il più vicino è quello dell’ambulatorio statale di Lukosi più a valle) e per il prossimo anno non è previsto che arrivino qui altri medici. Forse alla fine del prossimo anno quando la sua congregazione (le suore Teresine del Bambin Gesù), se ci saranno le disponibilità economiche, la manderà a studiare medicina, allora sarà sostituita da un medico.

Per il momento Sister Violet fa da medico, da ginecologa, da tecnico di laboratorio, fa le visite a domicilio (quando il Toyota ha il gasolio) fa le vaccinazioni ai bambini, visita i malati e fa le analisi del sangue e delle urine, con i pochi strumenti del piccolo laboratorio.

Manca però quasi tutto … i pochi barattoli di medicinali che ci fa vedere suonano desolatamente vuoti e nella “spartana” sala parto il cassonetto che contiene le attrezzature conta 5 paia di guanti sterili, Sister Violet ci racconta che in un mese può avere anche dieci parti e a volte anche tre gestanti contemporaneamente. Ci fa vedere le camere con i letti per i pazienti che richiedono qualche giorno di degenza (ora vuote). Due letti nella camera dei bambini due dalle donne due dagli uomini più altri due per le gestanti. La luce elettrica necessaria per le poche attrezzature del dispensario e per la casa delle suore è generata da un piccolo gruppo elettrogeno a gasolio che si “litiga il carburante” con la macchina, L’impianto elettrico che ci fa vedere (dotato di batterie che vengono ricaricate dal piccolo generatore) funziona più o meno come quello di casa Monari a Maguta me è decisamente piuttosto datato.

Insomma un quadro veramente desolante dove spicca la serena determinazione di questa giovane donna di 31 anni dai lineamenti dolci che deve occuparsi di tutto con la disponibilità di niente (o comunque di molto poco). Per fortuna almeno i due edifici ed i locali in essi ospitati che Sister Violet ci ha appena fatto visitare sono ordinati, puliti e decorosi ma a parte questo qui è veramente necessario procurare tutto. Alla nostra richiesta di sapere da chi dipende la gestione del dispensario Sister Violet ci dice che dipende solo da loro tre e che né la Diocesi né la loro congregazione le sostiene in alcun modo concreto e regolare, anzi dalla congregazione le indicazioni sono di auto-sostenersi con i soldi che dovrebbero pagare le persone assistite. Ma basta guardare le “case” che si incrociano per arrivare quassù per comprendere come questo, forse anche giusto criterio, sia in realtà puramente teorico se non addirittura pretestuoso, quasi sarcastico.

Sister Violet ci fa chiaramente capire che se vogliamo aiutare il suo dispensario dobbiamo fare riferimento direttamente a loro perché qualsiasi contributo versato alla congregazione, anche se indirizzato al dispensario di Madege, sarebbe con tutta probabilità dirottato altrove a causa della cronica ristrettezza economica nella quale versa la congregazione delle suore missionarie di Santa Teresa del Bambin Gesù.

All’uscita dal dispensario il codazzo di bambini vocianti è aumentato e tutti chiedono “pipi pipi” (caramelle), ci indicano i vestiti stracciati e sdruci o serenamente chiedono “scilinghi” (scellini, soldi) poi le suore ci invitano a bere qualcosa nella loro casa dove ci accolgono allegramente facendo domande e regalandoci sorrisi e risate.

Uscendo dalla casa mentre ci facciamo una foto assieme alle suore penso al “coraggio necessario” di queste donne che avendo preso i voti forse anche solo per scelta obbligata di sopravvivenza, conducono comunque una vita difficile per adempiere il compito che è stato loro affidato.

Rientriamo discutiamo di quanto questa realtà così vicina a noi abbia bisogno di un aiuto e decidiamo di fare il possibile, con negli occhi lo sguardo dapprima quasi impaurito e poi sereno ed infine pieno di gratitudine che ancora non meritiamo, di Sister Violet e nelle orecchie le risate delle consorelle.

Rientrati cerchiamo di mettere a fuoco quanto visto e quando arriva l’ora di cena seppur la giornata non sia stata fisicamente stancante ho la testa piena di pensieri che corrono dalla discussione della mattina sul documento da sottoporre al Vescovo alla visita del pomeriggio al dispensario di Madege. Decidiamo di rimandare a domattina, a mente fresca, la conclusione della stesura della bozza di convenzione tra SCSF e la Diocesi di Iringa.

Mario ci prepara una cena rinfrancante con zuppa e carne in scatola o tonno poi dopo qualche altra considerazione sulla giornata trascorsa e qualche tentativo fallito di navigazione in internet decidiamo di andare a dormire. Non prima di una telefonata a casa per sapere come stanno Manuela e Sofia e di aver aggiornato il diario di questo viaggio in Tanzania denso di impegni, incontri, discussioni e scambi di idee come nessuno di quelli precedenti lo era stato.

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2 pensieri riguardo “10 novembre 2010, mercoledì

  1. il sito funziona bene senza nessun problema ed è una iniziativa molto carina se riesci ad implementarla con immagini direi che è perfetta
    Andrea

    1. Grazie! per le immagini sarà necessario aspettare il rientro, visto che i mezzi ed il collegamento disponibili per ora non mi permettono di gestirle … anche perché alla fine saranno quasi 1300 immagini !
      A presto
      Stefano

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