15 giugno 2008, domenica. Dar Es Salaam

Mi sveglio alle 7, riordino le mie borse vado a fare colazione. Non c’è nessuno. La situazione si rianima verso le 8 quando inizia ad arrivare gente per la messa. Facciamo colazione assieme e usciamo per andare da padre Luciano che ci accoglie sotto il pergolato della Nazareth House. Se non fosse per il disordine ed i cantieri vicini (stanno realizzando un grosso edificio governativo proprio a confine) sarebbe anche un bel posto. Un venticello lieve rinfresca la mattina invernale, ci sono una ventina di gradi. Padre Luciano ci comunica che il camion che abbiamo ordinato è già pronto, manca solo la targa che dovrebbe arrivare entro la fine della settimana assieme al bollo e alla assicurazione. Speriamo quindi entro il prossimo fine settimana di poterlo avere in cantiere, per il toyota nuovo dovremo aspettare fino a settembre salvo rinunce.

Gli racconto per sommi capi che tipo di attività logistica ci aspetta per il prossimi due anni e lui si da disponibile per aiutarci nelle pratiche di sdoganamento. Presto dovremo servirci di lui per la spedizione del materiale della TAC per il Bugando M.C. Di Mwanza e per il materiale necessario al cantiere di Madege.

Ci salutiamo e rientriamo al Kurasini per incontrare John Asgedom che nel frattempo ci aveva detto di raggiungerlo nel suo ufficio alla T.E.C.

Entriamo nel suo ufficio dove l’aria e gelida a causa del condizionamento, John cia acoglie invece calorosamente, come sempre. Ci comunica che l’incontro con l’ambasciatore Italiano, al quale sperava che potessi partecipare anche io, è stato ieri sera e che quindi cercherà di organizzare qualcosa per il rientro di Gianfranco a fine mese.

Riepiloghiamo la documentazione che occorre per la registrazione di Solidarietà in Tanzania e per la richiesta dei permessi relativi all’impianto di Madege, mentre per i Bugando non occorre altro in quanto ha già provveduto lui a suo tempo.

Assieme a Marco concordiamo ancora una volta sulla necessità di dotarci, come O.n.G. Di una struttura organizzativa qui ed in Italia, qualne necessario investimento per non perdere le opportunità che abbiamo proprio in quanto O.n.G. E per evitare il rischio di non riuscire a gestire al meglio le risorse che Monari, che era assolutamente refrattario a qualsiasi forma di burocrazia, ci ha lasciato per completare i progetti da lui cominciati.

Ci congediamo da John dandoci appuntamento per cena al Kurasini.

A questo punto siamo liberi da altri impegni e decidiamo di andare a vedere se il centro commerciale che è nel quartiere delle ambasciate è aperto la domenica per fare alcuni acquisti e magare dare a Marco ed Annamaria che domani dovranno riaffrontare il viggio da Dar a Maguta di mmettersi avanti e risparmiare tempo.

Percorriamo il bellissimo lungomare delle ambasciate punteggiato di grandi palme che fiancheggiano la grande spiaggia bianca, fino ad arrivare all’”Oyster Bay Shopping Cener” che come ogni buon centro commerciale di livello internazionale è aperto anche la domenica. Facciamo i nostri acquisti con la solita aria condizionata da congestione e troviamo anche il tempo di visitare un bel negozio di souvenir gestito da indiani che appena vedono Annamaria le riconoscono subito e la salutano gentilmente, nonostante sia venuta qui una sola volta più di un anno fa; d’altra parte se anche la volta scorsa hanno lasciato qui quello che lasciamo adesso sono sicuro che rimarremo impressi!

Oceano Indiano a Dar Es Salaam

Usciamo che ormai è ora di pranzo e come previsto andiamo all’Arca di Noè, il ristorante italiano gestito da un romano trapiantato qui a Dar e dove ormai gli amici di Solidarietà sono di casa ogni volta che passano da Dar.

Mangiamo della buona pasta cotta al dente e una enorme griagliata mista di pesce ottimo con il pane appena sfornato che abbiamo comperato al centro commerciale.

Dopo mangiato andiamo al mercato del legno per comperare gli animaletti per le bomboniere che Carlotta mi ha chiesto di cercare.

Non abbiamo neppure finito di parcheggiare la macchina che già abbiamo attorno una piccola folla di amici che chi mostrano i loro prodotti e ci invitano a vedere la loro bottega. Appena si sparge la voce di quello che stiamo cercando, ognuno mi porta glia animali che ha da farmi vedere; un delirio!

Finalmente trovo quello cerco: dei piccoli animalini intagliati e colorati, sono confezionati in sacchettini di plastica trasparente che ne contengono 10 assortiti. Inizia la contrattazione efficacemente condotta da Annamaria che si mostra abile mercante e che spunta un prezzo che quasi porta alle “lacrime” il nostro venditore. Non credo che vendano tutti i giorni 50 oggetti tutti in una volta, anche se questo è un mercato molto frequentato e non solo da turisti ma anche da commercianti europei in caccia di oggetti per i negozi etnici. Credo comunque che abbia fatto un buon affare, in fin dei conti a me i 50 animalini di legno costeranno circa 46 €uro che non sono molti mentre per loro 85.000 scellini sono una cifra interessante nonstante l’inflazione e la “base d’asta” fosse partita da ben 125.000 Tsh.

Comincia a piovere! Anche questa volta ci è andata bene, non credo che debba piovere molto prima che il mercato di trasformi in un pantano.

Abbiamo ormai completato tutti i nostri giri e possiamo rientrare in camera a riposarci un po, tutti dovremo affrontare un viaggio di rientro piuttosto impegnativo.

Alle 7:30 ci troviamo per andare a cena ma veniamo distratti da un ritmo caraibico di fiati e tamburi, andiamo a vedere: è un matrimonio, evidentemente si tratta di famiglie piuttosto benestanti, la sala è sontuosamente addobbata e la sposa arriva a bordo di un BWX X5 (qui a Dar non ne ho visto ancora uno) vedo anche qualche targa diplomatica. Dopo 20 minuti di cerimonie e canti la sposa non è ancora scesa dalla macchina! Noi andiamo a cena, io ormai sto già pensando al viaggio di ritorno.

Alle 20:30 carico le valige per andare all’aeroporto, di Jhon nessuna traccia, chiamo per salutarlo, si scusa si era dimenticato di un impegno precedente, poco male, lo saluto e gli assicuro che provvederò a fargli avere ciò che ha chiesto al più presto.

Siamo ormai all’aeroporto, scarico le valigie e saluto Marco, Annamaria e William ringraziandoli di avermi accompagnato fino qui un’ultima raccomandazione per Gianfranco e mi avvio al check-in.

Faccio gli ultimi acquisti e nel negozio di souvenir trovo le buste con i 10 animaletti a 12 dollari l’una, considerando che io le ho pagate poco più di 9 euro il mio amico al mercato del legno ha fatto un buon affare, io sono comunque soddisfatto dell’acquisto.

Superati tutti i controlli mi siedo in sala d’attesa e chiamo Marco per dirgli che è tutto a posto e che possono rientrare visto che anche il loro viaggio di domani non sarà meno impegnativo del mio.

Imbarco e decollo puntuali, aereo nuovo e abbastanza comodo, anche se comunque 8 ore seduto nella medesima posizione e per giunta nel sedile di mezzo mettono a dura prova le mie chiappe.

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