14 giugno 2008, sabato. Da Maguta a Dar

Sveglia alle 6 e colazione. Marco e Annamaria sono già pronti gli altri sono invece un poco assonnati.

Facciamo colazione tutti assieme, Gianfranco si emoziona nel salutarmi ed è evidente che la causa di questa emozione non risiede nella mia partenza o nel fatto che lui resta in Africa, sono certo che il suo pensiero in questo momento è rivolto alla mamma. Superata l’emozione ci salutiamo mentre gli raccomando ancora una volta di ricordare sempre che è in Africa.

Alle 7 e un quarto siamo già per strada, la mattina è piuttosto fresca ed il celo è coperto, questa notte è caduta anche qualche goccia di pioggia, il che non guasta dovendosi mettere in viaggio su queste piste polverose.

Sulle piste dell'altopiano di Iringa

Alle 9 e mezza lasciamo il fratello di William all’incrocio con la strada che sale ad Iringa, noi proseguiamo per Dar. C’è decisamente meno traffico di quello incontrato mercoledì scorso salendo e in breve percorriamo la strada giapponese e attraversiamo la valle dei baobab, lasciamo la valle del Ruaha per ridiscendere verso il parco del mikumi.

Sulla strada

Arrivati al villaggio di Mikumi ci fermiamo al Tan Swiss, il lodge dove lunedì scorso ci eravamo accordati di incontrarci con monsignor Tarcisius. Infatti entrati nel parcheggio individuo subito un toyota della diocesi di Iringa dalla quale sta scendendo in quel momento proprio il vescovo. Un coordinamento perfetto, ci salutiamo fraternamente come al solito poi, dopo averci presentato le persone che lo accompagnavano entriamo e ci accomodiamo sotto la grande copertura in legno e paglia. Monsignore mi chiede notizie dei nostri lavori e di Gianfranco e parlando del progetto della scuola quando ribadisco che adesso bisogna proseguire, intendendo per reperire i fondi, mi risponde che in effetti ci sarebbe anche la necessità di progettare gli alloggi per i docenti. Forse pensa che la questione economica sia già superata…

Strade

La sosta in tutto dura circa una mezzora, tutti dobbiamo affrontare ancora metà del percorso.

Attraversiamo il parco con calma, nella speranza di vedere qualche animale. La pazienza viene in parte premiata, incontraremo una giraffa solitaria ma piuttosto vicina alla strada e tre famigliole di elefanti una delle quali attraversa la strada poco davanti a noi, con la calma di che sa che non ha nulla da temere. Poco prima di uscire dal territorio del parco incontriamo anche un folto gruppo di babbuini con anche i piccoli, alcuni sulla schiena e altri appesi sotto la pancia delle mamme. Sono piuttosto curiosi e alcuni sfacciati, soprattutto quando li stuzzichiamo con qualche grissino (anche se non sarebbe consentito).

Usciamo dal parco e in breve siamo a Morogoro dove decidiamo di fare soste per acquistare le cartoline (50) che ci ha chiesto Gianfranco.. Ritroviamo abbastanza facilmente il negozio dove Annamaria ricordava di avere trovato delle cartoline molto belle. In effetti sono foto belle e non troppo “cartolinesche” e l’indiano proprietario del negozio è piuttosto soddisfatto del nostro acquisto, evidentemente la diffusione dei cellulari ha un poco fiaccato il commercio di cartoline postali.

Ripartiamo alla volta di Dar Es Salaam che verso sera sembra essersi allontanata. Incrociamo un pick-up stracarico ragazzi urlanti che agitano rametti verdi salutando e cantando senza riuscire a capire il motivo di tanta allegria.

Arriviamo alle porte di Dar che ormai fa sera e rimaniamo bloccati nell’ingorgo causato dalla coda di camion in attesa della pesata, dove perdiamo quasi una mezz’ora. Poi il traffico riprende scorrevole fino a quando non imbocchiamo la Mandela Road. Qui c’è un caos d’inferno è tutto bloccato, il traffico è impazzito e i “Dala Dala” (i pulmini stradarichi di gente e scassatissimi onnipresenti in tutte le città della Tanzania) si buttano sulla fascia sterrata tra la strada ed il canale, poi qualche autista più temerario attraversa il canale per percorrere la fascia asfaltata che dovrebbe essere riservata a pedoni e biciclette. D’altra parte nessuna segnaletica indica che si tratta di una strada pedonale, infatti nesuno della folta folla di persone a piedi pare prendersela troppo per queste invasioni, salvo un solo personaggio che imprecando e gesticolando, pare ben determinato a difendere i suoi diritti di pedone e a non cedere il passo alla vettura che lo tallona a pochi centimetri di distanza, almeno finchè qualcuno non gli dirà che dietro di lui c’è la macchina della polizia. Peraltro i poliziotti paiono piuttosto divertiti dalla curiosa situazione e non accennano ne a clacson ne a sirene ma se la ridono allegramente.

Finalmente qualcosa si sblocca e riusciamo ad arrivare al Kurasini dove, dopo 13 ore di viaggio per percorrere circa 620 chilometri dei quali circa 70 di pista sterrata, entriamo in possesso delle stanze.

Siamo ancora in tempo per la cena, è rimasto solo il riso un poco di spezzatino in umido e qualche pesce fritto, più che sufficiente data la stanchezza.

Comunque la mia schiena ha sofferto molto meno che all’andata anche se abbiamo fatto il viaggio in una unica tappa.

Mentre mangiamo ci raggiunge Padre Luciano della Nazareth House (la casa di accoglienza a Dar della diocesi di Iringa) che mi porta il biglietto aereo che gli avevo dato al mio arrivo a Dar per confermare il volo di rientro. Per le informazioni sui nostri veicoli dei quali sta curando l’acquisto ci vedremo domattina da lui. Per oggi basta così. Andiamo a letto.

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