9 giugno 2008, lunedì. Mwanza

Ore 4:45 sveglia e alle 5:20 partiamo per l’aeroporto dove decolliamo con circa mezzora circa di ritardo per Mwanza dove atterriamo un’ora e un quarto dopo.

Il tempo è buono c’è il sole e una brezza lieve ma costante mantiene la temperatura ottimale. All’uscita viene a prenderci un toyota del Bugando che ci porta all’ospedale.

Qui ci presenta il direttore amministrativo che dopo i convenevoli di rito introduce l’ingegnere capo e il radiologo che conoscemmo già l’anno scorso con i quali andiamo a vedere il padiglione del C.T.Scanner. Il radiologo ci illustra gli spazi appena terminati con atteggiamento molto più amichevole e costruttivo rispetto a come ci aveva trattato l’anno scorso. Valutiamo l’opportunità di utilizzare gli infissi schermati che già abbiamo spedito per i locali tecnici principali, per gli altri li lasciamo decidere come meglio credono. Decidiamo di applicare la pavimentazione anti-statica in quadrotti di pvc sopra quella esistente e di completare la pavimentazione esterna in cemento fino allo spigolo del fabbricato. Definiamo i tempi della operazioni con la spedizione dei continers dello scanner entro settembre per cercare di completare l’assemblaggio entro l’anno. Sarebbe molto bello, ed è possibile riuscirci.

Concluso il sopralluogo tecnico chiedo se è possibile salire sul coperto della torre all’undicesimo piano per scattare alcune foto della città dall’alto.

Il Bugando M.C. è un centro ospedaliero di 840 posti letto (sempre tutti pieni) realizzato negli anni ’70 dagli Israeliani con fondi della conferenza episcopale tedesca, nazionalizzato pochi anni dopo dal governo della Tanzania e poi restituito alla Conferenza Episcopale della Tanzania alla fine degli anni ’80 dopo un periodo di mala gestione che lo ha ridotto da centro all’avanguardia nel paese a un complesso che neessita di investimenti notevoli per essere riportato ad uno standard operativo accettabile.

Il Bugando M.C. serve un bacino di circa 10 milioni di abitanti.

Per salire all’ultimo piano della torre più alta di due ascensori Otis ancora originali, ne funziona uno solo e l’attesa per tutti, pazienti, medici, inservienti e altri, comprese lettighe, sedie a rotelle arredi e quanto altro è di circa 10 minuti, per poi stiparsi tutti all’interno di una scassatissima cabina. è veramente una situazione insostenibili, eppure qui è la norma.

Arriviamo al 9 livello, da qui in su l’ascensore non c’è e l’accesso alla terrazza avviene da una curiosa sala riunioni alla quale si accede per una scala a chiocciola dove riesco a malapena ad infilarmi io. Incredibile!

Finalmente guadagnamo la terrazza, da dove il panorama su Mwanza è a 360 gradi, peccato solo che ci sia una foschia su tutta la città e sul lago ma è decisamente bello. Scatto le foto e le panoramiche dall’alto e poi ridiscendiamo.

Salutiamo l’ingegnere e il direttore che ci invitano a pranzo se possiamo aspettarli. Ovviamente accettiamo e decidiamo di fare un tour panoramico per Mwanza. Uscendo do un ultimo aguardo al Bugando, qui tra tutti i problemi che ci sono,non hanno quello dei piccioni ma quello dei pellicani! Sono “uccellini” alti circa un metro e sembrano gradire le balaustre e i parapetti in cemento di cui questa struttura è abbobdante, impressionante! La fauna che popola questo enorme complesso è composta anche da enormi corvi che si cibano delle guaine di copertura causando notevoli danni e costringendo la direzione a sormontare gli enormi lastrici con coperture metalliche evidentemente più indigeste infine notiamo un lucertolone lungo una ventina di centimetri colorato di viola e rosso.

Usciamo dal posto di controllo presidiato dai soliti custodi armati. Asgedom ci guida al cippo che ricorda il naufragio di un traghetto dove circa 400 persone morirono inghiottite dalle acque del lago Victoria che si trova in una bellissima posizione panoramica dalla quale si può apprezzare l’estensione del lago.

Riprendiamo la strada verso il Telapia, il ristorante dove abbiamo l’appuntamento, quello sulla riva del lago di fronte alla città dove siamo già stati l’anno scorso. Ci sediamo e aspettiamo i nostri amici godendo il panorama, sorseggiando una Serengeti con un antipastino di finger fish, filettni di pesce fritti da mangiare con le mani assieme ad una salsa di verdura e maionese.

Apriamo la carta telefonica per Gianfranco e poi chiamo Manuela. Arrivano i nostri amici e ordiniamo pesce alla griglia (il telapia appunto) pescato nel lago e servito con verdure lessate, cipolla fritta, patate fritte e la salsa simile alla maionese. Asgedom tiene manco parlando con gli amici del Bugando in un curioso susseguirsi di frasi in swahili e in inglese che mi permette appena di seguire i discorsi. Il pranzo trascorre chiacchierando del più e del meno, dalla politica internazionale al cercare di indovinare l’età dei nostri amici (vanitosi!).

Concludiamo con un piatto di frutta mista composto da buonissimo e dolcissimo ananas locale, le altrettanto dolci banane africane, cocomero e mango.

Salutiamo i nostri amici dopo avere insistito per pagare il conto di poco più di 9 euro a testa. Prima di alzarci Mario mi fa vedere il bigliettino che una delle due belle ragazze africane che si erano sedute dietro di noi gli a fatto avere per il tramite della cameriera. Nel biglietto c’è il numero di telefono con la richiesta di essere chiamata per favore, scritta in italiano, è ovvio il motivo della richiesta.

Intanto è arrivato il nostro autista che ci porta all’aeroporto dove arriviamo con un poco di anticipo che spendiamo all’”airport cafeteria” il classico localetto africano dove beviamo un sorso di acqua gelata prima di fare il check-in.

L’aeroporto di Mwanza non è cambiato di molto e la sala di attesa è rimasta uguale, ad eccezione del mobile per il televisore, il controsoffitto è sempre lo stesso in pannelli inchiodati e verniciati macchiati e gonfi per l’umidità e le perdite, anche l’impianto di condizionamento non è cambiato: sono sempre gli stessi ventilatori da tavolo fissati al soffitto; hanno invece attrezzato un piccolo chioschetto per la immancabile rivendita delle carte telefoniche.

Si decolla per Dar via Kilimanjaro ma anche questa volta non riesco a vedere la Montagna d’africa.

Volo tranquillo, siamo al Kurasini alle 20:30 circa. Cerchiamo di incontrare il vescovo di Iringa per presentare il progetto della Cagliero High School.

Lo troviamo al sotto il pergolato con i suoi “colleghi” ma appena ci vede ci viene incontro. Era stato avvisato che avevamo bisogno di incontrarlo e siccome fino ad ora non c’era stata l’occasione l’uomo è probabilmente piuttosto curioso. Ci saluta fraternamente come sempre e dopo in breve preambolo Gianfranco introduce gli argomenti principali: 1) la sua richiesta per Usokami e 2) il progetto della Cagliero High School. Del primo argomento avranno modo di discutere più avanti dato che Gianfranco si ferma fino al 30 e quindi brevemente passo ad illustrare a Mons. Tarcisius il progetto che abbiano preparato assieme a Manuela e a Elisa nelle ultime settimane prima della partenza.

Direi che l’effetto sorpresa è pienamente riuscito, il vescovo forse si aspettava qualcosa a proposito della scuola ma evidentemente non un lavoro così completo: rimane praticamente senza parole (che per un africano è in generale cosa piuttosto rara). La reazione è di evidente approvazione e sorpresa, anche se non dubito che a mente fredda troverà certamente qualche variazione che peraltro, trattandosi di un progetto di massima, è comunque prevedibile. Quindi passiamo subito a ragionare di come realizzarla (ci dice di avere già 42 ragazze iscritte alla scuola!). E per questo ci “suggerisce” di organizzarci per andare direttamente a Maguta dopo la sosta a Morogoro e di passare da Iringa nel ritorno prendendo appuntamento con il suo segretario Padre Wissa per fare un sopralluogo nella giornata di venerdi. Cosi potremmo passare la notte a Iringa per partire di lì sabato mattina alla volta di Dar Es Salaam. Quindi cambiamo il piano di viaggio: domani passeremo la mattina, dopo avere salutato il Vescovo di Iringa a colazione, tra l’incontro con l’addetta alla cooperazione italiana presso l’ambasciata, la banca e gli ultimi acquisti.

Per oggi direi che può bastare, è stata una giornata lunga ma certamente proficua.

Salgo in camera, mando un messaggio di buona notte a Manu e Sofia (che vorrei tanto fossero qui) e me ne vado a letto dopo una doccia ristoretrice e la scrittura di queste note.

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