8 giugno 2008, domenica. La festa

Colazione alle 8 dove troviamo John Asgedom. Scambiamo due chiacchiere sui nostri progetti e John propone per martedì un incontro con la responsabile della cooperazione alla ambasciata italiana per valutare la possibilità di accreditare la nostra N.G.O. presso il governo della Tanzania.

Finita la colazione ci facciamo accompagnare dell’autista alle celebrazioni del giubileo della T.E.C.

Le indicazioni raccolte non sono però evidentemente precisissime infatti chiediamo ad un ragazzo per strada che si offre di accompagnarci.

Ci guida in una chiesa in mezzo ad un quartiere popolare dove arriviamo assieme alla banda. C’è festa grande, molta gente, un gran fermento e canti e musica. Consegnamo gli inviti ad un gentile anfitrione che ci chiede di completarli con i nomi e il paese di provenienza, poi ci accompagna praticamente in prima fila.

Certamente essere gli unici “visi pallidi” in mezzo a tutte queste persone “colorate” mi mette non a disagio ma ci si rende conto di essere osservati. Pensando a tutte le questioni italiane sugli stranieri, penso anche che sarebbe utile per molti di questi sentirsi “stranieri” ogni tanto.

Ma la sorpresa è che ci hanno accolto con tutti gli onori ma nel posto sbagliato! Siamo finiti alla chiesa luterana dove stavano celebrando la inaugurazione del nuovo ostello; a questo punto non possiamo fare altro che ringraziare per l’accoglienza, salutare e ripartire alla ricerca del posto giusto. Lo troviamo sempre guidati dal nostro amico, entriamo al Msimbazi Centre dove effettivamente troviamo una atmosfera degna di un giubileo.

Sotto un ampio porticato decorato di bianco e giallo, stanno allestendo la sede dei celebranti (tutti i vescovi della Tanzania) e sotto grandi tendoni sempre decorati con fiori e drappi gialli e bianchi disposti sui restanti tre lati del piazzale antistante il porticato, sono sistemati il coro, gli ospiti, i bambini e le autorità.

Ci sistemano nella zona riservata alle autorità. Infatti dopo poco a arriva un corteo di auto diplomatiche con scorta che si siede proprio davanti a noi lasciando intravedere tutto l’arsenale; è il primo ministro di Tanzania.

I canti e i balli dei bambini sono bellissimi allegri e coloriti e proseguiranno per tutta la messa rallegrandola e rendendo la cerimonia veramente coinvolgente.

Finita la cerimonia rientriamo al Kurasini per il pranzo.

Oggi si mangia all’aperto, sotto le stuoie del bar, rinfrescati da una leggera brezza: riso, spezzatino di manzo in umido con patate e coca cola. Siccome oggi sono tutti al giubileo si paga il pranzo per la bella cifra di 17000 TSh equivalente a circa 9 euro … per quattro persone!

Dopo pranzo una piccola sosta poi riprendiamo la macchina e accompagnati dall’autista e da un altro amico andiamo in centro a Dar.

Entriamo in città per parcheggiare alla cattedrale di St. Joseph e infiliamo diritti un senso vietato proprio sotto gli occhi della polizia che ovviamente non si lascia sfuggire l’occasione per strigliare e fare due amichevoli chiacchiere con il nostro autista, alla fine se la cava con una stretta di mano e un caloroso saluto e l’invito a tornare indietro. Parcheggiamo nel cortile della cattedrale e facciamo due passi lungo la strada principale del centro di Dar che essendo domenica è piuttosto deserto. Strada e urbanizzazioni sono in stile africano piuttosto approssimative gente varia e custodi rilassati. L’architettura di Dar è decisamente varia e si va dagli edifici in stile tedesco della stazione e della corte d’appello ai grandi edifici governativi in stile modernista e internazionale in cemento che dimostrano l’usura del tempo fino ad arrivare all’edificio postmoderno internazionale dell’autorità portuale fino ai moderni edifici in cristallo degli alberghi internazionali, poi uscendo si trovano prima i vecchi quartieri residenziali e popolari ancora di impronta coloniale tedesca e continuando gli slum ultra popolari fatti casette in mattoni cotti al sole con tetti in lamiera separate da vicoli dove a volte due persone faticano ad incrociarsi a piedi e contornati da mercatini più o meno improvvisati dove c’è di tutto. Su tutto sono visibilmente spalmati i colori delle compagnie telefoniche come che la città fosse diventata il supporto indifferenziato per la comunicazione pubblicitarie.

Concludiamo la passeggiata al Kilimanjaro Hotel che pare una oasi in mezzo al tranquillo caos ed alla approssimazione della Dar domenicale. Pensandoci meglio però credo che sia più appropriato definirla una stonatura più che un’oasi, anche se la stonatura di solito e riferita ad una armonia, ma in questo caso si tratta si potrebbe parlare di una nota pop in un coro folk. Certamente Dar è una metropoli che necessita di molti sforzi e risorse per raggiungere gli standard occidentali. Se è vero che le città sono lo specchio della società che le realizza, qui la strada è molto lunga e gli interventi analoghi al Kilimanjaro o al Movenpik non credo che siano di aiuto allo sviluppo urbanistico e sociale della città e restano entità isolate, anche perché è forse proprio questa la logica con la quale vengono progettati e realizzati.

Usciamo sulla strada che fronteggia il porto dove aspettiamo che il nostro autista venga a prenderci.

Rientriamo al Kurasini per la cena.

Cena all’aperto con grigliata di carne, manzo e pollo, riso, patate fritte e spezzatino in umido.

Dopo la cena inaspettatamente (per chi come noi non aveva prestato attenzione al programma) prosegue la festa con canti e balli dalle diverse diocesi della Tanzania alternati dai Rafiki Group che rappano e cantano in chiave Back Street Boys canti religiosi in swahili con un effetto alla fine piacevole e poi acrobazie e saltimbanchi molto bello veramente una sorpresa.

Ore 22 si va a letto domattina appuntamento alle 5 per Mwanza.

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